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Little Bird

original title: Ptichka

2015, DCP, 90 min., Russian

juvenile love triangle

CATEGORIES : Drama, Debut
COUNTRY: Russia
PRODUCTION : BUDGET : 54 000 euro

FESTIVALS & AWARDS

CAST

Pyotr Skvortsov (Pasha), Margarita Tolstoganova (Rita ), Matvey Ivanov (Dima ), Aleksandra Rybakova (Lenta ), Timofey Shubin (Kid)

CREW

Director : Screenplay : Vladimir Beck
Cinematographer : Kseniya Sereda
Producers : Yelena Yatsura, Yury Krestinskiy, Vladimir Beck
Poster

COMMENTS

Music Dmitry Evgrafov

SYNOPSIS

When does your childhood go away?
It goes away when instead of playing football with other kids you sit down and silently contemplate the river. When your thoughts don’t let you sleep, and a lightning bug beats in a pot like a heart. When poems come into your mind and you feel you really need to sing.
It goes away when you suddenly realize: this summer is going away and it is the last summer of your childhood.

PRESS

Filmfest München 2016 I kino-zeit.de Vladimir Beck

Filmjournalisten.de

Für solcherlei schwelgerisches Ansinnen ist ein Sommerlager in einem Internat oder einem Institut mit Park und Wasser ideal, hier platzt alles schier vor Internatserotik, vor Pubertätswallungen, hier kann ein Regisseur das dick und deutlich auf Leinwand bannen. Und der Trick mit den ganz Kleinen, die filmen, enthebt ihn vieler filmtechnischer Mühen, gibt ihm die Freiheit des privaten Urlaubsfilmes.


by Jordan Mintzer, Hollywood Reporter

Working with DP Kseniya Sereda, Beck crafts a series of visually resonant moments — some of them filled with rather heavy-handed symbolism — that underscore the collective longing of his four leads, each of whom seems to want something they can never have. If growing up is in part learning to understand one’s limits, then Little Bird does an impressive job illustrating that sentiment, even if the elliptical storytelling can prove frustrating at times. Still, the filmmakers make an interesting case for keeping their point-of-view strictly on the side of the teens (there are no adults ever present on screen), resulting in a movie that can feel as naive, sensuous and disembodied as adolescence itself.

by Ylenia Politano, Film4Life 

Little Bird è un film poetico, che vola alto, e se si pensa che il suo regista ha solo 23 anni, si spera che mantenga questa immediatezza e ci regali ancora qualcosa di così emozionante. E speriamo soprattutto che questo gioiellino trovi un distributore italiano coraggioso.

di Lucia Gerbino, Eclipse Magazine

Un film delicato che racconta la fine dell’infanzia e l’inizio dell’età adulta attraverso la prima vera delusione d’amore di due bambini. I 90 minuti di Little Bird sono carichi di suoni e immagini e al dialogo viene lasciato poco spazio: c’è il silenzio dei pensieri, il rumore dell’erba smossa dall’impeto di una corsa, i guizzi dell’acqua durante una nuotata e tanti primi piani, di volti che osservano, vivono e cambiano. Buona la regia e grande lavoro da parte della direttrice della fotografia Kseniya Sereda, ma Little Bird poteva essere molto di più: chi guarda è sempre in attesa di un “elemento sorpresa” che cambi all’improvviso il destino dei protagonisti, qualcosa che viene sempre preannunciato da un’immagine o da un suono, ma che nel film non arriva mai. Lo sviluppo narrativo della vicenda sembra comunque voluto: grandi e piccoli tentano a modo loro un’impresa impossibile, quella di padroneggiare il mondo dei sentimenti.

Telefilm Central

Chi è dove e quando? “Nessun lo sa”! Ma si tratta di una presa in giro? Un bel gioco dura poco, non un’ora e mezza che sembrano quattro, in cui i personaggi soltanto tratteggiati e con lo sguardo perso pronunciano una manciata di battute inconsistenti e poco funzionali, sia alla storia sia a noi. Ah, in tutto questo mi sembra di capire che non si tratta di un manicomio estivo per bambini e grandini, siamo in un campo estivo come tanti altri, ma con la magia che trasforma una piscina pulita in una lercia vaschetta di un metro scarso di profondità. Bah.

By David Pountain, FILMDOO

Beck’s direction communicates the psychological progression of his four leads by establishing a narrative of sensations, from one teen smelling their crush’s clothes to another touching the sheet used in one of many ritualistic children’s games. Kseniya Sereda’s rich, moody cinematography captures a dreamy summer’s twilight that takes flight in long, wordless sequences of analogous experiences. At its best, the film is a vibrant construction of incidental sounds and sensual imagery that would make Terrence Malick proud.

Loudvision

“Little Bird” è un ritratto fresco e vivace dell’infanzia, o meglio del delicato momento che separa infanzia e adolescenza. Vladimir Beck, autore anche della sceneggiatura e del montaggio, esclude gli adulti dal racconto e si concentra esclusivamente sui legami, passionali ma anche crudeli, che si creano tra i giovanissimi protagonisti.
Ne risulta un’opera acerba nella disarmante sincerità con la quale Beck mette in scena gli amori e i dolori assoluti di questi ragazzini, ma al tempo stesso matura nella costruzione di uno sguardo volto a cogliere la magia terribile delle emozioni.

Il Cinema dei Sensi

Se Ken Loach raccontava in Kes dell’affetto di un ragazzo adolescente, chiuso e introverso con problemi in famiglia e a scuola, per un falco, Beck vede nel piccolo uccellino la metafora ulteriore di una via di fuga tangibile e toccabile con mano, quella del bosco, degli interstizi verdi che aprono il cuore e che sono capaci di sfuggire inesorabilmente nella scoperta di amori ancora inconsistenti o tutt’al più travolti dalla passione. In questo senso Little Bird è un film contemplativo: la natura, il sesso, l’amore.

Russia Beyond the Headlines

C’è anche la Russia tra i protagonisti del Festival del Cinema di Roma. Nella Sezione Ufficiale vedrà la partecipazione anche del film russo “Ptichka / Little Bird” di Vladimir Beck.
La pellicola, nella quale recitano Pyotr Skvortsov, Margarita Tolstoganova, Matvey Ivanov e Aleksandra Rybakova, si presenta come un “toccante ritratto sulla disperazione e l’intensità dei sentimenti” e sulla fine della fanciullezza.

Media Critica

Little Bird non è un melodramma dalle tinte forti, ma un’opera dal racconto intimista sui sottili movimenti emotivi e psicologici presenti in un’età confusa dove tutto è indefinito. Ed è proprio per questo che le scelte registiche sopra citate risultano poco coerenti con il resto dell’opera e, dunque, l’appesantiscono rischiando inoltre una retorica un po’ spiccia.

di Polina Kortina, Russia Beyond the Headlines

Il film è ambientato in un campo estivo per bambini. Ogni protagonista vive con i propri tormenti, e ognuno affronta in maniera diversa i sentimenti e le situazioni che la vita gli presenta. Una storia commuovente su come una mattina ci si sveglia senza riuscire a togliersi dalla testa una persona. Non importa se si ha 14 anni, 26 e 70: tutto in questo film ruota attorno ai sentimenti che irrompono nel mondo dei protagonisti. In maniera indefinita. In modo ruvido o elevato, si attaccano e li assorbono, conducendoli lontano dalla realtà. Il campo estivo è una gabbia. Un mondo serrato.

da Giammario Di RisioCLOSE UP

Il film gioca sul simbolismo: da qui il fiume che “costeggia” la colonia e che diventa zona franca per sfuggire ai pensieri, la mensa come teatro di posa dove mettere in atto la strategia degli sguardi, una vecchia casa sgarrupata che si mostra come alcova di condivisione per i due bambini legati dal senso del rifiuto. Il tutto è giocato con un’estetica che fa della macchina a mano, dei primi piani e della musica iperbolica ed elettronica la sua cifra peculiare. A volte sembra di trovarsi immersi in un videoclip mentre le azioni dei personaggi sono stantie, schiacciate da un linguaggio eccessivo, ridondante. Di positivo troviamo l’interazione continua in quadro esclusivamente con i quattro ragazzi e con la loro difficoltà nel percorso di crescita e affermazione mentre gli adulti, l’Istituzione, è gestita esclusivamente con la voce fuori campo.

Meta Magazine

Un racconto lirico e sentimentale, filtrato dallo sguardo sincero di chi si prepara a diventare adulto. In conferenza stampa, il regista e la produttrice del film Elena Yatsura hanno incontrato i giornalisti:

Beck: “La coscienza dell’attore secondo me non è necessaria al cinema. Il regista deve creare uno spazio dove l’attore sia capace di dare il meglio. Nel lavoro con gli attori voglio che siano capaci di esprimere un sentimento unico, che loro stessi provano. Questa è la forza dell’espressione”.

ENTR’ACTE

Il film è delicato e ben interpretato. Per quanto riguarda la fotografia e la regia, sono presenti immagini molto intense e suggestive. Dal punto di vista della storia, non ci troviamo davanti a nulla di eccezionale, essendo simile per forma e contenuti a molti altri film del genere. Nel finale è presente una caduta di stile che fa perdere parecchi punti a tutto il lungometraggio, scadendo quasi nel ridicolo.